Reiki: L'incontro
tra Oriente ed Occidente
5.1.1 Il Mito di
Usui (Storia)
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Mikao Usui era un monaco Cristiano e come ogni domenica, si
apprestava a officiare la regolare cerimonia nella cappella del collegio
maschile di cui era anche il rettore. Uno degli studenti si alzò in piedi,
chiese il permesso di parlare e quando gli fu accordato disse:
"Parlo in nome degli studenti che hanno concluso gli studi e lasceranno la
scuola per andare nel mondo. Noi siamo giovani e abbiamo tutta la vita davanti
a noi, ma abbiamo anche molti dubbi e timori e vorremmo delle rassicurazioni.
Per anni abbiamo studiato in questo collegio e conosciamo la
Bibbia, sappiamo che Gesù Cristo operava miracoli, perché le persone credessero
in lui. Ma noi non abbiamo mai assistito ad alcun miracolo e ci chiediamo che
cosa significa credere in Dio.
In tutti questi anni, Dottor Usui, Lei è stato il nostro insegnante
e la nostra guida, conosciamo la Sua fede profonda nelle Sacre Scritture, ma
noi non abbiamo la Sua fede. Per favore, la preghiamo di darci una
dimostrazione che ciò che è scritto corrisponde a verità." Usui disse che
era vero, che era un buon Cristiano e che aveva una assoluta fiducia nelle
parole di Cristo, che esistevano testimonianze storiche e opere teologiche che
dimostravano le capacità taumaturgiche di Cristo e l'esistenza dei miracoli.
Ma lo studente continuò: "Noi la onoriamo e la rispettiamo
come nostro Maestro, ma tra poco noi saremo fuori di qui e dovremo cavarcela da
soli. Noi le chiediamo di farci vedere come si fa a restituire la vista a un
cieco, a guarire un lebbroso o a resuscitare un morto". Usui rispose che
questo non poteva farlo, perché nessuno glielo aveva insegnato.
Lo studente riprese a parlare con un velo di amarezza: "Noi
la ringraziamo per tutto quello che ci ha insegnato, ma ora sappiamo che la Sua
fede è una fede cieca e noi non vogliamo credere ciecamente a qualcosa, vogliamo
fatti e dimostrazioni tangibili, vogliamo essere certi che quello che facciamo
o diciamo esiste davvero. Lei ha ricevuto in dono questa fede assoluta e ha
vissuto a lungo per rafforzarla, ma questo riguarda la Sua vita.
Noi stiamo iniziando la nostra e abbiamo bisogno almeno di una dimostrazione
per continuare a credere in Lei e nei Suoi insegnamenti e avere un giorno la
Sua stessa Fede."
Usui disse che non poteva mostrare alcuna guarigione in quel
momento, e non volle proseguire oltre la discussione. Ma le parole dello
studente lo avevano profondamente colpito e dopo un lungo silenzio aggiunse:
"Bene, dunque. Io non posso dimostrarvi nulla, in questo momento, ma un
giorno ve lo proverò. E per fare questo fin da ora rassegno le mie dimissioni
da ogni incarico e parto alla ricerca del segreto della guarigione. E quando lo
troverò, ritornerò e ve lo dimostrerò."
E così Mikao Usui, non più giovanissimo, partì alla ricerca di
come poter guarire gli ammalati e ridare la vista ai ciechi.
Per sette anni approfondì i suoi studi sul Cristianesimo e sulla Bibbia, ma non
trovò alcuna spiegazione né alcuna formula di guarigione. Studiò altre
Religioni e Filosofie e quando approfondì gli studi sul Buddismo scoprì che
anche il Buddha conosceva l'arte della guarigione.
Si recò dunque nei Monasteri chiedendo ai monaci se fosse vero che
nei Sutra si parlasse del potere di guarire le malattie, ma la risposta era
quasi sempre la stessa: "Si, certo, è scritto che il Buddha guariva i
lebbrosi appoggiando le mani sul loro corpo, ma noi monaci buddisti riteniamo
che tutto dipende dalla mente e non possiamo dedicare molto tempo al corpo.
Certo è importante mangiare e bere moderatamente, occuparsi di
essere in salute e rispettosi della vita, ma quello che ci preme innanzi tutto
è la salute dello Spirito. Per questo noi trascorriamo lunghe ore in
meditazione o pregando, per trascendere il corpo e sviluppare le facoltà della
mente."
Ogni volta Usui faceva un inchino, ringraziava e si recava nel
monastero successivo. Trascorsero mesi e mesi di infruttuose ricerche, tutti
sembravano troppo occupati con la mente per interessarsi del corpo. Usui era
molto depresso; ma continuava instancabilmente fiducioso la sua ricerca.
Finalmente giunse in un Tempio Zen, fu accolto con benevolenza, gli
fu accordato il permesso di leggere i Sutra e di partecipare alle sedute di
meditazione con i monaci. Passarono altri tre anni ed era sempre più chiaro per
Usui che le ricerche sarebbero durate ancora molto tempo.
Effettuò ricerche sui testi cinesi ed indiani e fu proprio nei
testi originari dei Sutra, scritti nell'antica lingua Sanscrita, che Usui alla
fine trovò il metodo. Tale metodo risultò semplice e chiaro ed il suo contenuto
era stato scritto 2.500 anni prima. Doveva essere interpretato correttamente.
Usui parlò con il monaco che dirigeva il monastero Zen: "Andrò sul monte
Koriyama e mi sottoporrò alla prova per 21 giorni. Digiunerò e mediterò.
Arrivato a questo punto non posso tirarmi indietro. Se il ventiduesimo giorno
non sarò ritornato, mandate a cercare il mio corpo perché vorrà dire che sono
morto." E partì.
Scelse un luogo vicino a un corso d'acqua, si sedette sotto un
grande cedro e iniziò la meditazione. Posò davanti a sé ventun sassolini ed
ogni giorno che passava ne eliminava uno. Egli sapeva che doveva aspettare
finché accadesse qualcosa, ma non sapeva cosa.
Nel frattempo leggeva le Scritture, recitava i Sutra, meditava e
beveva solo acqua. Stava per sopraggiungere l'alba del ventunesimo giorno, Usui
si accingeva ad effettuare l'ultima meditazione e quando aprì gli occhi vide in
lontananza una piccola luce tremolante, simile alla fiamma di una candela.
La luce si avvicinava, puntando alla sua fronte. Ne ebbe paura, pensò di
evitarla o di chiudere gli occhi, ma intuì che quella era la prova che stava
aspettando e così rimase a fissarla. In un attimo la luce lo colpì in mezzo
alla fronte e l'impatto fu così forte tanto che Usui cadde. Quando, ancora
stordito dal colpo, vide milioni e milioni di sfere di luce agitarsi, muoversi,
davanti a lui e notò che avevano i sette colori dell'arcobaleno. Una grande
luce apparve davanti a lui e come su uno schermo egli vide passare in lettere
dorate ciò che aveva appreso quando leggeva il testo Sanscrito. Le parole
pulsavano davanti ai suoi occhi come dicendo: "Ricordati, Ricordati. E'
Così. Ricordati".
Usui non avvertiva più dolore, paura, fame, stanchezza ma sentì
che quel giorno aveva ricevuto la benedizione. In quel momento disse: "Ora
posso aprire gli occhi e gettare l'ultimo sasso" disse. Si alzò e riprendendo
il cammino di ritorno si accorse che le sue gambe erano forti e i piedi
stabili, come se avesse pranzato. "Questo è il primo miracolo!"
pensò, "Mi sento sazio e riposato".
Scendendo dalla montagna, inciampò in una roccia e si ferì un dito
del piede, l'unghia era staccata, la ferita sanguinava e doleva molto.
Istintivamente afferrò il dito con la mano e poco dopo sentì un profondo calore
che entrava nella ferita. Il dolore scomparve e il sangue cessò di uscire.
"Questo è il secondo miracolo", pensò. E continuò il cammino.
Giunse ad una locanda e si fermò per ritemprarsi. Nella locanda
notò che la figlia del padrone aveva un terribile mal di denti e da settimane
piangeva dal dolore. Usui mise le mani sulle sue guance e in breve il male
svanì. La ragazza incredula e felice saltava qua e là ringraziando e dicendo a
tutta la famiglia che quello non era un monaco normale, ma che aveva qualcosa
di magico nelle sue mani.
Il padrone della locanda per sdebitarsi offrì un'abbondante
colazione al suo inatteso ospite, non nascondendo il timore che dopo tanti
giorni di digiuno potesse arrecargli danno. Dopo essersi saziato Usui pensò che
erano accaduti altri due miracoli: la ragazza non aveva più il mal di denti e
lui non aveva fatto indigestione.
Verso sera fu di ritorno al monastero e, come prima cosa, voleva vedere il
monaco per raccontargli ogni cosa, ma il monaco soffriva di artrite ed era in
preda ad un violento attacco di mal di schiena.
Usui andò a trovarlo nella sua piccola stanza e mentre raccontava
appoggiò le sue mani sulla schiena del povero malato. E disse del digiuno,
della lunga attesa, della luce e di come era andata la giornata.
Terminato il racconto, Usui fece per congedarsi, ma il monaco dopo un attimo di
stupore disse: "Il dolore non c'è più, potrò dormire finalmente! Mi sento
meravigliosamente e pieno di energia! Così è questo che tu chiami Reiki! Domani
parleremo ancora".
E così decisero che il modo migliore per usare il segreto della
guarigione era portarlo dove più ce ne era bisogno, ovvero nei sobborghi di
Kyoto, nel quartiere dei mendicanti. E infatti Usui vi si stabilì per diversi
anni, perfezionando la tecnica della guarigione: scoprì che i giovani guarivano
più in fretta, bastavano pochi giorni di trattamento, mentre i più vecchi necessitavano
di settimane, a volte mesi di applicazioni di Reiki.
Egli lavorava instancabilmente e poco a poco tutti o quasi
guarirono dalle loro malattie, recarsi in città, trovarono un lavoro e
diventarono cittadini rispettabili.
Ma un brutto giorno, mentre Usui girava per il sobborgo per vedere
quanto lavoro restava ancora da fare, incontrò una faccia conosciuta, e poi
un'altra e un'altra ancora. Le persone che aveva curato e che avevano cambiato
vita, volevano fare nuovamente i mendicanti. Usui ebbe un violento accesso di
collera, vide il lavoro di anni vanificarsi in un attimo e gridava queste
parole: "Cosa ho fatto? Cosa ho fatto? Io non ho salvato una sola anima!
Dunque avevano ragione che la mente è più importante del corpo. Ho dunque
fallito, completamente fallito? Se avessi pensato prima di tutto a guarire il
loro spirito e poi il loro corpo forse non sarebbe andata così".
Era deluso e amareggiato e quando chiese ai mendicanti perché
fossero tornati, uno rispose: "Chiedere l'elemosina è un mestiere molto
più facile, non preoccupa ed inoltre è più facile trovare qualcosa da mangiare
e un posto dove dormire che lavorare tutto il giorno. Fare il mendicante è un
buon lavoro, mi riempio la pancia e non devo stressarmi." Le ultime parole
di Usui furono: "Ingrati, siete avidi e ingrati, volete tutto per voi e
non siete disposti a dare nulla in cambio: ecco perché siete di nuovo nel
fango. I mendicanti restano mendicanti, siete solo capaci di chiedere, ma non
conoscete gratitudine né generosità. Basta Reiki, basta mendicanti!"
Ma gli anni di lavoro nei sobborghi non erano stati vani: ora egli
sapeva che non bastava guarire il corpo, ma occorreva anche insegnare agli
uomini a essere grati per la vita, a essere onesti e generosi, a ringraziare
Dio per i doni di ogni giorno.
Così nacquero i 5
Principi di Reiki:
Solamente per oggi,
non arrabbiarti.
Solamente per oggi,
non preoccuparti.
Terremo conto di
tutte le benedizioni e onoreremo i nostri genitori, i nostri insegnanti e i
nostri vicini.
Onoreremo il cibo, non
lo sprecheremo, perché anche il cibo è un dono di Dio.
Vivremo onestamente,
ci guadagneremo da vivere in modo dignitoso e saremo pieni d'amore e di
compassione verso tutto ciò che è vita.
Usui trascorse il resto della sua vita viaggiando a piedi per tutto
il Giappone. Andava nei mercati affollati di gente e vagava su e giù con una
lampada accesa in mano in pieno giorno.
Quando qualcuno gli faceva notare rispettosamente che se cercava
qualcosa non c'era bisogno di quella luce, egli rispondeva: "Quello che
sto cercando io non si vede alla luce del sole. Il mondo è pieno di gente
triste chiusa e arrabbiata. Io cerco qualcuno che abbia voglia di far luce nel
suo cuore e guarire da ogni sofferenza, e rendere puri e forti la mente, il
carattere e il corpo. Se vuoi ascoltare questa lezione, seguimi."
Mikao Usui Sensei nacque il 15 Agosto 1865 a Yago, un villaggio
del Giappone. Visitò molti conventi buddisti e studiò testi antichi imparando
il sanscrito, il cinese e il tibetano. Si diresse in Cina, in India, in Nepal e
nel Tibet dove trascorse sette anni presso un Lama.
Nel 1921 aprì una Scuola Reiki a Harajuki, Aoyama, Tokyo. Nel
1923, in occasione del disastroso terremoto di Tokyo, Usui Sensei si prodigò
per dare aiuto con Reiki. Qualche anno dopo aprì un'altra clinica, più grande,
fuori città, a Nakano.
Usui Sensei fondò l'Usui Shiki Ryoho, ovvero il Sistema Usui di Guarigione
Naturale, che chiamò Reiki e di cui fu presidente fino alla morte, avvenuta il
9 Marzo 1926.
Si definisce REI l'Energia Universale, l'energia divina del
Creato, fonte inesauribile del visibile e dell'invisibile, del materiale e
dell'immateriale, è la parte percepibile della luce, dell'amore, della forza
divina.
Nelle teorie scientifiche e anche nella vita pratica di ogni
giorno, tale energia "Rei" si esprime attraverso il concetto di
Forza. In effetti etimologicamente la parola energia significa "forza che
sta dentro": forza di gravità, forza elettromagnetica, energia cinetica,
calorica, ogni corpo dotato di massa sembra sottoposto a una continua
interazione con numerose "forze".
Einstein, con la Teoria della Relatività e la sua famosa equazione
e=mc2, dove "e"
sta per energia, "m" per massa dei corpi materiali e "c" è
la velocità della luce, dimostra che la massa non è altro che energia, e che
quindi, non esiste da un lato la materia e dall'altro l'energia, ma esiste
un'unica realtà: dipende dal punto di osservazione il considerarla materia o
energia. Sappiamo, inoltre, che la materia è costituita da atomi, il cui
diametro misura un centesimo di milionesimo di millimetro, ma nell'atomo la
materia è presente in misura ridottissima ed è costituita dal nucleo e dagli
elettroni. "Tutto" il resto è energia.
Gli esperimenti di Rutherford hanno dimostrato che il nucleo
dell'atomo, lungi dall'essere duro e "materiale", consiste in realtà
di vaste regioni di spazio dove si muovono particelle ancora più piccole.
Queste unità subatomiche sono entità quasi astratte che presentano un carattere
duale: a seconda di come le osserviamo ora sembrano particelle, ora onde
elettromagnetiche.
Questa natura duale è la stessa che riscontriamo nella luce. Questa proprietà,
che accomuna la luce e la materia, ha dato infine origine alla formulazione
della teoria dei "quanti", secondo la quale la materia avrebbe la
"tendenza a concentrarsi" in qualche regione dello spazio, ma è
chiaro che il concetto di realtà della materia è attualmente in discussione.
Si definisce KI l'energia individuale, l'energia vitale,
caratteristica e unica di ogni corpo, associata al suo esistere nel mondo. E'
possibile tradurla in Essenza Individuale o forza interiore.
Secondo un'interpretazione spirituale o filosofica, potremmo
parlare di Anima, di Microcosmo, di Coscienza, di Psiche oppure, più
concretamente, di Personalità, Individualità, Carattere, Identità. Importante
per noi è stabilire l'esistenza di una energia che muove dall'interno del
nostro corpo (inteso come sistema Mente/Corpo) che interagisce con la realtà.
La cellula è l'unità morfologica e strutturale di tutti gli esseri
viventi. La cellula consiste dei componenti essenziali, necessari al processo
vitale, in grado di fornire a tutto l'organismo energia e materiali di
costruzione. Il complesso delle reazioni che generano energia è detto
respirazione. Crescita, rinnovamento e riparazione sono le caratteristiche
fondamentali di ogni tipo di vita, rese possibili dal processo di riproduzione
delle cellule, la mitosi. Il DNA si duplica, formando copie identiche a se
stesso.
Nel nostro essere esiste dunque una memoria, il collegamento con
un passato antichissimo, con i primordi della vita. Dentro di noi esistono,
misteriose e segrete, le istruzioni che determinano in gran parte la nostra
vita stessa. Le nostre cellule sanno come sostenere la crescita, la vita e la
riproduzione.
Questa conoscenza è una forma di energia, energia vitale, KI,
energia ancestrale, primordiale, memoria, saggezza e armonia interiore. Il KI è
l'essenza, il seme, il germe, il nucleo dove si condensa il significato della
vita.
5.1.5 ReiKi
Reiki è una parola giapponese che significa "Energia Vitale
Universale". Nasce dall'unione di Rei, che possiamo definire energia
universale, e di KI, energia individuale o forza interiore.
Reiki è una pratica che consente di mettere in contatto REI e KI,
creando un potente ed inesauribile flusso di energia attraverso l'organismo.
Ogni carenza di energia vitale all'interno del corpo viene, in breve tempo,
colmata di nuova forza; gli organi del corpo attraversano un periodo di vera e
propria rigenerazione cellulare. Le emozioni, bloccate all'interno
dell'organismo e responsabili di molte malattie, emergono alla coscienza, si
liberano e la mente funziona con lucidità e chiarezza, al fine di acquisire
consapevolezza e armonia. La separazione, che da millenni, distingue il Mondo
Divino dall' Umano e che ha spesso creato confusioni tra mondo spirituale e
mondo materiale, appare colmata attraverso un intervento rituale, misterioso,
che riunisce in una sola cosa Dio ed Uomo, Spirito e Materia.
Comprendiamo ora il perché Mikao Usui inizia le sue ricerche dalle
Sacre Scritture e dai Sutra buddisti, per incontrare il segreto della
guarigione.
Anche Oriente ed Occidente s'incontrano attraverso Reiki: si
fondono in una disciplina che, partendo dal corpo fisico, porta alla scoperta
dell'Anima che, attraverso le iniziazioni ed i trattamenti, rivela l'armonia
celeste nella vita quotidiana.
La comprensione del significato di Reiki può avvenire anche grazie
alla "lettura" del suo ideogramma.
La calligrafia giapponese si esprime attraverso gli ideogrammi, che sono base e
fondamento della pittura.
L'ideogramma è un insieme di segni, linee che simboleggiano
un'idea; è interessante comprendere il senso di ogni singolo segno, che sintetizza
ed evoca una realtà più vasta.
Il primo segno è il Cielo, il principio creatore, l'azzurro e le
sue sfumature, l'inizio.
![]()
I due segni successivi sono le nuvole che si muovono nel Cielo,
come per rappresentare il movimento dei pensieri nella mente umana
![]()
e poi un fulmine, il deciso tratto centrale, dall'alto in basso,
che simboleggia la volontà, la scelta, la direzione che crea la crisi, la
trasformazione, le lacrime, le quattro gocce di pioggia

…e poi le bocche degli uomini, che sulla Terra ringraziano Dio
nella preghiera, accolgono i doni del cielo, della pioggia che dona la vita,
che consente agli alberi di fiorire e fruttificare.
![]()
Ora l'uomo non è più rappresentato da una bocca (
) ma
dalla sua individualità (
).
Ecco il tempio con due uomini che, in un luogo sacro, condividono le proprie
emozioni, i propri desideri.

Queste sono le linee che simboleggiano Rei: Energia universale,
forza divina, macrocosmo.

Cielo, nuvole, pioggia li ritroviamo anche nel simbolo KI. E'
presente l'acqua, la pioggia, che, arrivata alla terra, evapora e si ricondensa
in nuvole per riprendere il ciclo vitale: il girotondo della vita.

E qui troviamo il chicco di riso, simbolo dell'essenza interiore,
del seme che grazie alla pioggia, all'energia del sole, della luce, germoglia,
si radica, vive.

Questo è l'ideogramma giapponese che rappresenta il KI: l'energia
individuale, forza interiore, microcosmo.

Reiki è l'unione tra REI e KI.

L'energia di Reiki va a nutrire quel seme che è dentro di noi, che
rappresenta la nostra più intima essenza che sa cosa fare, dove andare e cosa
vuole.
Reiki insegna che siamo noi i guaritori di noi stessi, che la crisi, il dolore,
il pianto fanno parte del processo vitale così come la felicità ed il sorriso.
Reiki insegna la responsabilità delle proprie scelte ed il coraggio di
esprimere in ogni momento la propria verità. L'energia di Reiki attraversa il
nostro corpo e grazie al processo emozionale ci rende consapevoli e attivi
artefici della nostra vita.
Reiki offre la possibilità di comprendere la causa profonda della malattia, del
disequilibrio, della tristezza, della noia visti come compagni da ascoltare e
non come nemici da sconfiggere al più presto e subito.
L'insegnamento avviene con la partecipazione ai seminari.
Solitamente, il seminario dura due giorni ed è un viaggio interiore alla
scoperta di se stessi. Si lavora in piccoli gruppi o singolarmente, si riceve
l'attivazione dell'energia di Reiki dal maestro e si apprende la tecnica dei
trattamenti.
Si esplora il significato delle malattie e degli eventi da un
punto di vista simbolico, si condividono esperienze di vita.
Reiki prevede tre successivi livelli d'iniziazione.
Nel primo livello ci si dedica
prevalentemente alla guarigione del corpo. L'allievo riceverà l'iniziazione a
Reiki, imparerà la tecnica dei trattamenti, il senso e l'importanza dei
principi di Reiki per la guarigione del corpo, ma anche dello Spirito. I
trattamenti che si apprendono nel primo livello sono: l'autotrattamento, il
trattamento dei chakra, il trattamento dei cinque organi ed il trattamento di
Base.
Nel secondo livello si impara a guarire
la relazione con la realtà. C'è una cerimonia d'iniziazione. Si viene a
conoscenza dei tre simboli e si impara ad usarli. I trattamenti di secondo
livello sono il trattamento mentale, il trattamento a distanza e la
purificazione degli ambienti. Si è in grado di interagire con i piani della
realtà per concretizzare progetti. L'impegno di percorrere il cammino di
crescita interiore si rafforza e così la relazione con lo Spirito e con il
maestro che abbiamo incontrato. I tempi di accesso al secondo livello sono
soggettivi.
Con il terzo livello si sceglie di essere
Maestri di Reiki e, grazie all'esperienza ed alle conoscenze acquisite, ci si
può dedicare all'insegnamento. Per ricevere l'iniziazione al terzo livello,
colui che dà l'iniziazione deve avere alle spalle almeno cinque anni di lavoro
come Maestro e colui che riceve sceglie di essere maestro deve aver conseguito
il primo ed il secondo livello ed aver frequentato i seminari del proprio
Maestro.
Questo garantirà la serietà e l'impegno di una preparazione, che
deve mettere in condizioni di trasmettere efficacemente il segreto della
guarigione e di mantenerne intatta la tradizione orale. Essere Maestro
significa porsi al Servizio dell'energia Spirituale presente in ogni
manifestazione.
Il primo livello consiste nel partecipare ad un seminario in cui
si riceve da un Maestro l'iniziazione a Reiki. Nel seminario l'allievo impara a
fare i trattamenti a se stesso e agli altri, a comprendere i significati
simbolici legati ai vari organi del corpo e conosce i Principi di Reiki.
5.2.1 L'Iniziazione
al Primo Livello
L'iniziazione è una cerimonia sacra e segreta, trasmessa oralmente
di Maestro in Maestro, che mette in condizioni l'allievo di canalizzare
l'energia di Reiki e di trasmetterla attraverso le mani.
Per ricevere l'iniziazione al primo livello, è sufficiente
sedersi per alcuni minuti con gli occhi chiusi, le mani giunte e le piante dei
piedi ben appoggiate a terra, in presenza del Maestro di Reiki che abbiamo
scelto.
Chiudere gli occhi significa affidarsi alla vita, lasciar andare
il controllo. Unire i palmi delle mani all'altezza del cuore rievoca l'atto
della preghiera, invita a riconoscere che dentro di noi c'è amore, comprensione,
fiducia, unità. I piedi ben aderenti al suolo rappresentano il contatto con la
terra, il contatto che ci consente di camminare, saltare, andare, fermarsi,
sedersi ed ascoltare. Reiki è il magico incontro della volontà e del consenso
tra il maestro e l'allievo.
L'energia della guarigione è attivata, è l'inizio di un percorso
di crescita interiore, di un viaggio unico che ci consentirà di sintonizzarci
con il nostro vissuto.
5.2.2 I Trattamenti
di Primo Livello
Dopo aver ricevuto l'iniziazione, siamo in grado di trasmettere
l'energia di Reiki, a noi stessi e agli altri. Semplicemente appoggiando le
mani per qualche minuto sul proprio corpo o sul corpo di un'altra persona,
avvertiremo il passaggio di energia sotto forma di calore o vibrazione.
In particolare, una sensazione di forte calore indica che la zona
interessata necessita di energia ed è solitamente affetta da una patologia di
tipo acuto.
La sensazione di freddo alle mani indica un blocco persistente dell'energia in
quel punto, significa che il sintomo si è cronicizzato. In entrambi i casi è
bene rimanere nella posizione fino a quando la temperatura della zona si sia
normalizzata. La normale sensazione di calore indica il normale fluire
dell'energia nella zona trattata.
Il trattamento è molto più scientifico di quanto sembri anche se
la sua scientificità ha avuto origine in un contesto culturale profondamente
diverso dal nostro. Prima di ogni trattamento si posano le proprie mani sul
cuore per qualche minuto (centratura sul cuore), per entrare in contatto con se
stessi.
E' il trattamento che ognuno può fare a se stesso. Si trattano i
sette chakra che corrispondono a determinati punti del corpo. Si inizia dalla
testa, appoggiando in sequenza le mani sulla sommità del capo, sulla fronte,
sulla gola, sul torace, sullo stomaco, sulla pancia e sulle pelvi: posizioni
corrispondenti ai sette chakra. Il tempo di permanenza su ogni posizione è di
circa tre minuti, ma può variare a seconda dei nostri bisogni.
L'autotrattamento è un momento di ascolto, significa rilassarsi,
lasciarsi andare. Intervenendo sui punti della coscienza corporea si agisce
sull'equilibrio psico-fisico e sulla consapevolezza.
5.2.2.2 Trattamento
dei Chakras
E' un trattamento che dura pochi minuti, si pratica in situazioni
di shock in cui è richiesta rapidità d'intervento. Si procede come per
l'autotrattamento, aggiungendo una posizione sulle spalle che serve per
rilassare la persona a cui faremo il trattamento. Si appoggiano le mani sul
settimo, sesto, quinto, quarto, terzo secondo e primo chakra.
Con il trattamento dei Chakra, la persona recupera immediatamente
presenza ed equilibrio.
5.2.2.3 Trattamento
dei Cinque Organi
Si procede appoggiando le mani in sequenza nella zona dei reni,
dei polmoni, del fegato, della milza e si arriva infine sul cuore. Normalmente
la persona a cui facciamo il trattamento è sdraiata e le posizioni durano 6-8
minuti, a seconda delle necessità.
Questo trattamento è molto potente ed influisce principalmente sul
sistema emozionale che è anche in stretta connessione con la funzionalità degli
organi.
Il trattamento di base dura in genere un'ora e mezza e prende in
esame tutti i principali punti energetici del corpo: i chakra, i meridiani, gli
organi di senso, gli organi interni, le articolazioni.
Si esegue appoggiando le mani in sequenza sulla parte anteriore
del corpo nei seguenti punti: occhi, tempie, orecchie, emisfero destro e
sinistro, sesto chakra, settimo chakra, gola, polmoni, fegato, milza, pancreas,
stomaco, intestino, gonadi, interno delle cosce, ginocchi, caviglie, dita dei
piedi, mani, spalle ed infine cuore.
A questo punto chiediamo alla persona a cui stiamo facendo il trattamento di
girarsi in posizione prona per trattare i seguenti punti della parte posteriore
del corpo: spalle, dorso, ghiandole surrenali, reni, glutei, primo chakra,
colonna vertebrale, popliti, pianta del piede ed infine centro della schiena,
in corrispondenza del chakra del cuore.
Questo trattamento induce uno stato di profondo rilassamento e un
forte processo di guarigione. E' normale che il processo di guarigione assuma
la forma dello sblocco emozionale o del processo psico-fisico, che consentirà
l'eliminazione delle tossine che giacciono nell'organismo.
5.2.3 Il processo di
purificazione o guarigione
Si chiama processo di guarigione il continuo e progressivo
afflusso di informazioni, sotto forma di sentimenti, situazioni, ricordi,
pensieri, che affluiscono dal corpo agli strati superiori della coscienza.
Quello che accade con Reiki è che, attraverso il trattamento o l'iniziazione,
il corpo viene nutrito di nuova energia che consente, attraverso la
manifestazione emotiva, di ricondurre alla consapevolezza le cause della
sofferenza.
Sanando il "conflitto" sul piano fisico, l'informazione
ritorna alla coscienza, da dove era partita. Reiki guarisce in modo naturale,
nel rispetto dell'interezza dell'individuo, ricercando la causa prima della
malattia. Spesso la causa della malattia ha origine nel vissuto infantile, nelle
carenze affettive, nel disadattamento che conducono all'inadeguatezza del
vivere
Il sistema dei chakra, con i suoi sette livelli principali, ha
rappresentato una guida spirituale per mistici e yogi almeno per quattromila anni.
Le sue origini affondano nell'Induismo. Si parla dei chakra negli antichi testi
dei Veda, nelle più tarde Upanishad, negli Yoga Sutra di Patanjali
e, più diffusamente, nel XVI secolo da parte di uno yogi indiano in un testo
intitolato Sat-Chakra-Nirupana. Nel 1920, il sistema dei chakra giunse
in Occidente grazie ad Arthur Avaloncon, con il testo The Serpent Power.
Chakra è un termine
sanscrito, significa ruota, vortice o disco e rappresenta un vortice di energia
collocato in corrispondenza di sette punti, considerati vitali, del corpo
umano.
|
7 |
|
Cognizione |
Pensiero coscienza |
|
6 |
|
Intuizione |
Luce Luminescenza |
|
5 |
|
Comunicazione |
Suono Vibrazione |
|
4 |
|
Amore |
Aria Equilibrio |
|
3 |
|
Potenza |
Fuoco Combustione |
|
2 |
|
Sessualità |
Acqua Polarità |
|
1 |
|
Sopravvivenza |
Terra Gravità |
|
figura 12 |
|||
I Chakra si trovano in
corrispondenza dei gangli nervosi del sistema simpatico vasale, interessano la
sfera emotiva, influenzano il respiro, il battito cardiaco, il metabolismo ed
influiscono sull'attività ghiandolare del corpo umano. Si dice che i Chakra
abbiano una posizione.
|
figura 13 |
La figura 13 mostra le
posizioni dei sette chakra principali. Tali posizioni possono variare
leggermente da persona a persona e, in base alla loro collocazione nel corpo,
sono state associate a vari stati di consapevolezza e ad elementi archetipici.
Ad esempio, i chakra più bassi, che sono fisicamente più vicini alla terra,
sono in rapporto con gli aspetti più pratici della nostra vita: sopravvivenza,
movimento, azione; i chakra superiori rappresentano aree mentali e la loro
funzione è simbolica e si manifesta attraverso parole, immagini e concetti.
I sette chakra
rappresentano sostanzialmente "concetti" quali: 1 sopravvivenza, 2
sessualità, 3 potenza e forza, 4 amore, 5 comunicazione, 6 intuizione, 7
cognizione (figura 12). Metaforicamente, i chakra sono in relazione ai seguenti
elementi archetipici: 1 terra, 2 acqua, 3 fuoco, 4 aria, 5 suono, 6 luce, 7
pensiero. Questi elementi possono anche rappresentare i principi universali
della gravitazione, della polarità, della combustione, dell'equilibrio, della
vibrazione, della luminescenza e della coscienza (figura 12). Ogni chakra ha un
nome Sanscrito ed è associato ad un colore.
I Chakra, come
l'arcobaleno, danno origine alla connessione tra mente e corpo, spirito e
materia, passato e futuro, Cielo e Terra. I chakra sono le ruote della vita che
permettono al corpo di muoversi nel "divenire"degli eventi della vita
stessa. Il sistema dei Sette Chakra descrive uno spettro crescente tra materia
e coscienza, in cui i "due estremi" collegano il Sé individuale a
quello Universale.
Ogni chakra
rappresenta una propria dimensione e l'insieme dei chakra dà origine, nel
nostro corpo ad un canale energetico dove fluirà l'energia di Reiki (figura 14). I chakra
corrispondono ai gangli nervosi (figura 15), alle ghiandole del
sistema endocrino (figura 16) e sono in
corrispondenza ad alcuni organi del corpo (figura 17).
5.2.5.1 Primo Chakra o Muladhara (radice)
Il primo chakra
è situato alla base della colonna vertebrale, nella zona del perineo, sul
pavimento pelvico. E' diretto verso il basso, rappresenta le nostre radici,
permette il contatto con la Terra e con la realtà materiale.
Si relaziona con il
livello di coscienza che ci consente la sopravvivenza nel Mondo ed è collegato
alle ghiandole surrenali (figura 16). Queste sono due
piccole ghiandole, che si trovano sul polo superiore dei reni. Sono considerate
le ghiandole dell'omeostasi per eccellenza; infatti, consentono agli animali
superiori di sopravvivere, per quanto l'ambiente che li circonda si modifichi
continuamente. Ciascuna ghiandola è costituita da due parti: la corteccia
surrenale (esterna), che secerne ormoni a struttura steroidea, e la midolla
surrenale (interna), che secerne catecolamine.
La corteccia surrenale
controlla principalmente l'omeostasi salina ed il metabolismo organico e, tra
gli ormoni che secerne, vi sono i glicocorticoidi e i mineralcorticoidi. Tra i
glicocorticoidi, troviamo il cortisone, che interviene su varie funzioni
metaboliche ed enzimatiche.
Ha un ruolo assai
importante nella risposta dell'organismo allo stress e promuove le reazioni
dell'organismo all'emergenza. Tra i mineralcorticoidi, troviamo l'aldosterone e
gli ormoni androgeni, che integrano l'azione delle ghiandole sessuali
dell'apparato genitale. La midolla surrenale secerne le catecolamine, le quali
favoriscono "la reazione di attacco o di fuga".
5.2.5.2 Secondo Chakra Svadhistana (dolcezza)
Il secondo chakra
è localizzato nella parte inferiore dell'addome, sopra gli organi sessuali
(gonadi) ed infatti è in stretto collegamento con la sessualità, il desiderio,
ma anche con la paura e l'ansietà. L'elemento di questo chakra è l'Acqua e le
funzioni che lo riguardano sono connesse con i liquidi: circolazione,
eliminazione urinaria, sessualità, riproduzione.
Al secondo chakra sono collegate le gonadi (figura 16), dal greco gónos,
generazione, riproduzione. Sono gli organi ghiandolari maschili e femminili che
producono gli ormoni sessuali, necessari alla riproduzione ed alla
conservazione della specie umana.

5.2.5.3 Terzo Chakra Manipura (gioiello)
Il terzo chakra
è situato all'altezza del plesso solare, la funzione che rappresenta è la
trasformazione. A livello corporeo, si manifesta con il metabolismo, che
consente la trasformazione degli alimenti in energia. A livello simbolico, si
identifica con il verbo "io posso", con la volontà del sé interiore.
E' rappresentato dal fuoco, la cui funzione è la trasformazione.
Il terzo chakra è
associato al pancreas ( figura 16), ghiandola situata
nell'addome, fra la colonna vertebrale e lo stomaco, vicino al duodeno, a cui è
collegato. Oltre alle funzioni digestive, il pancreas produce due ormoni di
grande importanza che si immettono nella circolazione sanguina: l'insulina e il
glucagone. Essi sono fondamentali per metabolizzare e sfruttare le proprietà
dei carboidrati e degli zuccheri.
L'insulina abbassa il
tasso di zucchero nel sangue, il glucagone lo fa alzare, stimolando il fegato a
liberare il glucosio.

5.2.5.4 Quarto chakra Anahata (non colpito)
Il quarto chakra
ha sede nella zona cardiaca e più precisamente sul cuore, il punto centrale del
sistema dei chakra. Ha una funzione importante, in quanto è il punto di
integrazione mente/ corpo.
E' nel trattamento del
quarto chakra che possiamo trovare la pace, l'armonia tra gli opposti, l'amore.
La ghiandola collegata a questo chakra è il timo, dal greco thymós,
"anima": è un piccolo organo linfoide situato nel torace dietro lo
sterno (figura 16).
Regola l'accrescimento
del corpo, svolge un'importante funzione nella produzione degli anticorpi e
nella loro distribuzione nelle ghiandole linfatiche.
5.2.5.5 Quinto chakra Vishudda (purificazione)
Il quinto chakra
ha sede nella gola ed è il centro del suono, della vibrazione e dell'autoespressione.
Suono, ritmo, vibrazione, parole… la comunicazione è il mezzo che ci relaziona
con gli altri.
Il quinto chakra è il
principio di connessione che rende possibile la vita, è l'arte di ricevere e
trasmettere informazioni, di esprimerci.
La ghiandola associata
al quinto chakra è la tiroide, situata alla base del collo. Ha la funzione
principale di secernere due ormoni, che hanno un ruolo determinante nella
regolazione del ritmo metabolico, e più precisamente della velocità con cui il
corpo trasforma le sostanze nutritive in energia.
Infatti, se il ritmo
metabolico aumenta, si possono verificare perdita di peso, nervosismo, senso di
calore o disturbi emotivi, mentre se ridotto considerevolmente si manifesterà
un rallentamento delle funzioni corporee.
5.2.5.6 Sesto chakra Ajna (Centro del comando)
Il sesto chakra
è situato nel centro della fronte, appena sopra gli occhi, corrisponde al terzo
occhio. E' il centro della vista e l'elemento associato è la luce. Rappresenta
il percepire, l'intuizione, il sentire l'ambiente che ci circonda.
Associato al sesto
chakra troviamo l'ipofisi o ghiandola pituitaria (figura 16), che governa il
sistema endocrino. E' una piccola formazione ovoidale, posta nella sella
turgica più o meno al centro della fronte, equidistante dai due occhi.
L'ipofisi è divisa in
due parti: l'ipofisi anteriore, che è di natura ghiandolare (adenoipofisi) e
l'ipofisi posteriore, che è di natura nervosa (neuroipofisi). L'ipofisi è
collegata all'ipotalamo tramite numerosi fasci nervosi. L'ipotalamo è un
importante struttura cerebrale, che funge da essenziale collegamento tra
cervello ed ipofisi: controlla l'appetito, la temperatura corporea, il sonno ed
altre funzioni vitali.
5.2.5.7 Settimo Chakra Sahasrara (mille petali)
Il settimo chakra
è situato sulla sommità della scatola cranica. E' il centro della coscienza
cosmica ed in particolare della consapevolezza dell'ordine cosmico. Rappresenta
l'aspetto del pensiero ed è associato alla comprensione.
Al settimo chakra è
associata l'epifisi, una ghiandola a forma di pigna (corpo pineale) situata
nella parte dorsale dell'encefalo (figura 16).
Elabora due ormoni: la
melatonina, che tende a schiarire la pelle e l'adreno-glomerulotropina, che
stimola la produzione di aldosterone da parte del surrene. Secondo il filosofo
francese Cartesio, la ghiandola pineale era il punto d'incontro tra la mente e
il corpo; non solo: secondo molti pensatori del passato, essa era addirittura
la sede dell'anima. Questa minuscola struttura è ancor oggi considerata sede
delle attività più fini dell'uomo come memoria, pensiero, equilibrio e si
ritiene funzioni come una sorta di orologio interno.
5.3 IL SECONDO LIVELLO (Okuden)
Una volta integrati e
compresi gli insegnamenti e la pratica del I° Livello, chi desidera
approfondire ulteriormente la conoscenza, la pratica ed accrescere il proprio
livello di coscienza può accedere al II° Livello.
Il lavoro del secondo
livello riguarda prevalentemente il piano mentale, speculativo. Il livello di
energia è tale, da cambiare il nostro modo di agire e di comportamento.
Libertà, autonomia, responsabilità, valore, riconoscimento, dignità
riguarderanno il processo di guarigione del secondo livello.
5.3.1 L'Iniziazione di Secondo Livello
La cerimonia di
Iniziazione è una sola e serve ad attivare i tre simboli del II livello, che
sono dei potenti catalizzatori di energia. Vengono impressi, si dice, nella
coscienza ed utilizzati per i trattamenti di II livello.
Nel corso del
seminario di II livello, l'allievo conosce i simboli, si esercita nella loro
corretta esecuzione, apprende e pronuncia con precisione il loro nome, impara
le sequenze corrispondenti ai vari trattamenti e come e in quali circostanze
può applicarli.
L'allievo iniziato al
II livello sarà in grado di richiamare l'energia corrispondente al simbolo
semplicemente pronunciandolo, tracciandolo o visualizzandolo.
5.3.2 I Simboli del Secondo Livello
I simboli del secondo
livello sono tre, anch'essi Sacri e Segreti, non devono essere rivelati,
disegnati, se non in presenza di chi ha già ricevuto il II livello. L'energia
ad essi associata è molto forte e deve essere utilizzata con rispetto, in
maniera appropriata. I simboli permettono di interagire con i quattro piani
della realtà: Fisico, Emozionale, Mentale e Spirituale. Consentono di risolvere
i conflitti personali, di realizzare il proprio ciclo di vita in armonia.
Primo Simbolo
Conferisce disponibilità e direzionabilità all'energia, la sua traduzione
potrebbe essere "Concentro l'energia dell'universo qui e ora".
Secondo Simbolo
Direziona l'energia in profondità, alla nostra essenza, oltre le difese ed il
controllo della mente.
Può rappresentare il collegamento diretto con il sub-conscio, al fine di
rendere cosciente il vissuto personale e meglio comprendere il nostro modo di
agire. Nella forma ricorda una lettera dell'alfabeto sanscrito, uno degli
appellativi del Buddha, il Buddha che cerca la mente.
Terzo Simbolo
Simboleggia la creazione dell'uomo a immagine e somiglianza di Dio e
rappresenta il contatto con l'energia dello Spirito. La Coscienza Cosmica è
eterna ed immutabile, va oltre i concetti di Spazio e Tempo: consente
all'energia di diffondersi e interagire con eventi passati, presenti, futuri.
5.3.3 I Trattamenti di Secondo Livello
I principali
trattamenti di secondo livello vengono chiamati trattamento mentale e
trattamento a distanza e nel compierli vengono utilizzati i simboli sopra
descritti.
5.3.3.1 Il Trattamento Mentale
Consente di portare
energia nella parte più profonda del nostro essere. Ha una durata di circa
venti minuti; si utilizzano il primo ed il secondo simbolo e si procede nel
seguente modo: si tracciano con una mano il primo ed il secondo simbolo nella
zona della sommità del capo della persona che riceve il trattamento, si
pronuncia mentalmente il nome della persona stessa, si appoggia la mano che ha
tracciato i simboli sulla fronte, si pone l'altra mano sulla nuca.
Si visualizzano il
secondo ed il primo simbolo nello spazio in cui li ho tracciati e si
ripronuncia mentalmente il nome della persona. Reiki scorre attraverso le mani
di chi fa il trattamento per raggiungere l'essenza della persona. L'energia
agisce a livello profondo, interessando i molteplici aspetti della persona
umana.
Il trattamento mentale
genera un profondo rilassamento interiore e consente la distensione delle
tensioni, sia fisiche che psichiche. In situazioni di cambiamento, di stress,
di rottura o crisi può essere d'aiuto per riconoscere e mettere in atto le
potenziali possibilità della persona.
5.3.3.2 Il Trattamento a Distanza
Consente di dare
energia alle persone che non sono presenti, lontane nel tempo e nello spazio o
a situazioni della nostra vita che vogliamo risolvere. Si usa il terzo simbolo,
che rappresenta l'unificazione della coscienza, si entra in contatto con
l'energia dello Spirito.
Il trattamento a
distanza si esegue in questo modo: si tracciano con una mano il terzo ed il
primo simbolo e si pronuncia mentalmente il nome della persona o della
situazione a cui intendo inviare il trattamento.
In seguito si
posizionano le mani con i palmi rivolti uno verso l'altro, si visualizza il
terzo ed il primo simbolo, si ripronuncia il nome della persona o della
situazione. A questo punto l'energia comincerà a scorrere e la persona o la
situazione riceverà il trattamento.
5.3.3.3 Il Trattamento di purificazione degli ambienti
Il trattamento
consente di purificare gli ambienti e gli spazi in cui viviamo, i vestiti che
indossiamo e gli oggetti che usiamo. Dura due o tre settimane e per eseguirlo
sono utilizzati il primo ed il terzo simbolo. Il trattamento viene illustrato
durante i seminari di secondo livello.
Nel corpo c'è tutto il
nostro esistere nel mondo, la coscienza di sé, la vita psichica e immaginativa,
la mente razionale, l'aspirazione alla spiritualità, che è il dar voce alla
parte più profonda di noi stessi.
E' il rapporto con
l'aria che respiriamo, con l'energia, con l'attrazione gravitazionale
dell'universo e con la radioattività. Reiki opera su diversi piani della realtà
umana che interagiscono tra loro e sono interdipendenti. Questi piani sono il
piano fisico, il piano emozionale, il piano mentale e il piano spirituale.
A.Einstein una volta
disse: "comprendere un oggetto fisico significa attribuirgli una reale
esistenza" ed aggiunse "il fatto che il mondo delle esperienze
sensibili sia comprensibile è un miracolo".
Il piano fisico
comprende l'esperienza quotidiana, riguarda gli aspetti fisici e corporei
dell'esistenza, è solitamente connesso ai bisogni materiali ed è la
manifestazione della coscienza nella sua forma più tangibile.
"L'emotività è
espressione". Le emozioni pervadono il pensiero e lo influenzano, si
sviluppano attraverso l'esperienza: sono l'espressione dell'esperienza stessa.
Colorano ogni attimo della vita e, manifestandosi, possono deterninare la
comprensione dei conflitti interiori e l'instaurarsi di livelli di coscienza
più maturi.
E' difficile dire se
sono gli eventi che scatenano l'emozione o se è l'emozione che, liberandosi,
scatena l'evento. Probabilmente sono vere entrambe le cose.
Comunemente, si
ritiene che il pensiero abbia sede nel cervello, dove sono elaborate le
informazioni che provengono dall'ambiente esterno. Espressione tipicamente
umana del pensiero è il linguaggio, che consente al soggetto di raccontare le
proprie azioni, passate, presenti, ma anche di progettare quelle future. Il
pensiero offre la possibilità di portare nella realtà il nostro più intimo
sentire, le nostre verità.
Alcuni considerano il
piano spirituale il piano più elevato, più misterioso e complesso, appartenente
ad una realtà immateriale definita "Superiore" o
"Trascendente".
Con il termine
"Trascendente" s'intende l'essere al di sopra al di là di ogni
limite, al di fuori e al di sopra della realtà sensibile. Un'apertura verso
l'ignoto è possibile solo se l'uomo ritrova fiducia, onestà, umiltà.
5.4 IL TERZO LIVELLO (Shinpiden)
Il terzo livello
presuppone la scelta di essere Maestro di Reiki, la responsabilità è totale,
sono messe in moto energie interiori estremamente potenti, che contribuiscono
all'evoluzione della coscienza umana. E' una scelta di crescita globale,
rappresenta la disponibilità di accogliere tutte le esperienze e gli
insegnamenti, comprendendo il significato di ogni azione e gesto.
Nel terzo livello si
viene a conoscenza del quarto simbolo e del procedimento dell'iniziazione. Il
processo di guarigione non si limita al proprio essere, ma si espande a tutta
l'umanità.
5.4.1 L'Iniziazione di Terzo Livello
L'iniziazione al terzo
livello è una cerimonia breve, semplice, densa di significato. E' un momento
solenne e sacro; dove dovrebbe manifestarsi l'energia dello Spirito. Nasce il
maestro: ora egli è in grado di attivare l'energia di Reiki in tutti coloro che
glielo chiederanno.
L'integrità, la
responsabilità, la coscienza e l'amore sono qualità che illumineranno
costantemente il suo cammino e le sue azioni quotidiane. Sul piano energetico
il maestro è in grado di purificare l'iniziato dalle esperienze, talvolta dolorose,
di vita, canalizzando l'energia del Karma. Tale gesto permetterà di riformulare
il nostro piano di vita.
Se il Primo simbolo
riguarda il "qui e ora", il Secondo simbolo riguarda il
"dentro" e il Terzo simbolo esprime il concetto del superamento dello
"spazio/tempo", il Quarto simbolo è il contatto diretto con la fonte
della luce attraverso il Maestro interiore, per questo è definito come il
simbolo del Maestro.
5.4.3 Il Processo di Guarigione
Con il terzo livello
scelgo di affidare la mia vita a Dio, e ciò significa abbandonarmi
completamente e con totale fiducia al mio destino. Il processo di guarigione
raggiunge il suo culmine ed ogni Ombra si rivela perché possa essere integrata.
Essere maestro di Reiki
significa occuparsi degli altri con amore, pazienza e dedizione, a volte
sacrificando sé stessi ed i propri interessi. Significa riconoscere il percorso
iniziato molto tempo fa, realizzandone l'importanza ed il senso. Il maestro
riconosce ed onora i principi di Reiki:
Anche per oggi
Rinuncerò alla
rabbia
Rinuncerò alla
preoccupazione
Farò il mio lavoro
con onestà
Onorerò ogni essere
vivente
Ringrazierò per
tutti i doni ricevuti.
I Principi di Reiki mi
sembrano in sintonia con un pensiero di Karl R. Popper:
"Il futuro è
decisamente aperto. Esso dipende da tutti noi. Dipende da quello che noi e
altre persone facciamo e faremo: oggi, domani, dopodomani. E quello che
facciamo dipende a sua volta dai nostri pensieri, dai nostri desideri, dalle
nostre paure! Dipende da come vediamo il mondo….dobbiamo diventare i creatori
del nostro destino e imparare a fare le cose nel miglior modo che ci è
possibile, …ma ciò significa che dobbiamo cambiare noi stessi".
Reiki è una sistema di
guarigione naturale di recente diffusione in Occidente. La sua diffusione
inizia negli anni '80; grazie alla sua semplicità ed efficacia trova
immediatamente un terreno fertile per crescere e divulgarsi in maniera
considerevole.
La Tradizione Orale
consente la divulgazione dell'insegnamento di Usui, che deve essere tramandato
nel modo semplice ed efficace, per permetterne la pratica senza alternarne il
significato originario.
Il Maestro di Reiki
non "possiede" un segreto, ma ne è il custode. Reiki, per alcuni, è
un sistema di guarigione naturale, per altri un processo di crescita interiore,
che consente di comprendere la relazione tra le esperienze della propria vita e
la realtà circostante, per altri ancora una tecnica di rilassamento, che
determina una crescente padronanza dell'Io nei riguardi della realtà, per
alcuni infine una professione.
Ho scoperto Reiki nel
novembre del 1997 e dalla mia esperienza personale ne riconosco l'efficacia, la
semplicità e la meraviglia.
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L'origine della vita |
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La vita sulla Terra ha avuto origini
dal mare, dato che tutti gli animali discendono da creature marine primitive
(forse alghe); inoltre i liquidi corporei degli animali marini e terrestri
sono simili nella composizione salina alla stessa acqua del mare. Attualmente
tutti i più semplici organismi marini possono automaticamente variare la |
concentrazione del loro liquidi
corporei in risposta a variazioni dell'ambiente marino circostante.
Attraverso una lenta successione la terra ha visto lo sviluppo prima degli
invertebrati, poi dei pesci, degli anfibi, dei rettili, degli uccelli, dei
mammiferi, dei primati e infine dell'uomo. |